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i Volti della Cina

i Volti della Cina

Cina: mi sono informata e ho scelto l’itinerario. Mi rivolgo ad un’agenzia che propone, a un per-niente-modico prezzo, un tour con guide ed autisti privati. Per essere sola è caro, ma va bene, parto.

Tre tappe durante un viaggio guidato in Cina, che mi mostra alcuni dei suoi tanti volti. Ognuno di loro mi lascerà un ricordo.

La prima tappa è Xian. Il giovane ragazzo che mi accoglie parla italiano ed è molto simpatico. Ha un sorriso contagioso e due occhietti vispi e socievoli. Si presenta come Davide, anche se il suo nome cinese è qualcosa di totalmente diverso e per me incomprensibile, sia ascoltato che scritto. Mi racconta che, tramite lo zio, si è inserito nel settore del turismo ed ha imparato la lingua italiana, ultimamente molto richiesta. Naturalmente ha dovuto imparare anche la “erre” italiana. Durante una cena con altri viaggiatori stranieri, molti hanno notato un mio accento particolare, molto poco italiano. Ho imputato la causa alla mia “erre moscia”, dal suono più francese o tedesco. Con vero ed autentico terrore, Davide si è rivolto a me chiedendomi: “io ce l’ho la erre italiana vero?” “Certo!” l’ho rassicurato io (ed era pure vero, anche se diceva “amrata” per dire “murata”, la sua erre era sicuramente più italiana della mia). “Ah grazie” dice lui sospirando di sollievo, “ci ho messo così tanto ad impararla!”. Una volta avevo provato pure io a correggere la mia erre, con fallimentari risultati. Potete immaginare l’ammirazione per il suo disumano sforzo – considerando che il cinese non prevede questo suono – nonché per il suo successo. Con la sua piacevole ed erudita compagnia conosco la parte culturale della Cina: l’Esercito di Terracotta, la Grande Pagoda dell’Oca Selvatica, la storia del buddismo e la Moschea in stile tradizionale cinese. Xian è una città enorme, con traffico e smog, ma riserva piacevoli sorprese nei suoi luoghi tradizionali e sacri, in cui anche i turisti si trovano a meditare.

Statua del Buddha *-*-* Soldati di Terracotta

Saluto Davide e prendo l’aereo: direzione Guilin. La guida che mi accoglie si presenta col nome cinese, trasformato in Daniel. Lo traduce con leggera insicurezza, ho quasi il sospetto che se lo sia inventato sul momento. Ha lineamenti spigolosi e piccoli occhi diffidenti. Parla solo inglese, sembra meno alla mano di Davide, però è gentile. L’indomani mi avrebbe accompagnato durante una navigazione sul fiume Li, famoso per i suoi paesaggi tipici, tanto autentici da aver l’onore di essere riportati su una banconota. Il viaggio non delude, dietro una leggera nebbiolina si scorgono piccoli monti dalla forma arrotondata, con una fitta vegetazione sulle loro pendici. Le distanze colorano questi monti di diverse tonalità, dal verde/marrone al verde petrolio, al grigio/blu, fino a confondersi col cielo. La precisione e la tradizione hanno assegnato ad ogni sperone roccioso un nome, come indicato sul dépliant, ma non ne riconosco nemmeno uno. Daniel viene ogni tanto sul ponte superiore, cercando di illustrarmi le varie corrispondenze, ma non so se è più svogliato lui a parlare o io ad ascoltare. Alla fine mi godo i paesaggi e lo spettacolo dei pescatori che navigano lungo il fiume con le loro chiatte, i bambini che giocano sulle rive, l’atmosfera che si respira, come se antichi guerrieri fossero ancora lì, tra quei boschi, a sorvegliare il placido fiume che, accarezzato dalla nebbia, scorre tra questi singolari monti, così diversi da quelli a cui sono abituata.

Navigando lungo il Fiume Li

Senza troppo entusiasmo saluto Daniel e prendo l’aereo per l’ultima tappa: Cheng Du. Qui mi attendono varie esperienze, tra cui il Buddha gigante di Leshan e salita al monte sacro Emei. Anche questa guida parla solo inglese e si fa chiamare Stefano. Anche lui è un giovane ragazzo, con furbi occhietti e un sorriso infantile. Ha l’aspetto di un bambino monello, di quelli dall’animo buono però, a cui si perdonano le varie marachelle. Questa sua caratteristica è ancor più evidente durante un pranzo assieme. Per mangiare del riso si è portato la tazza di fronte al viso e se lo è letteralmente ingurgitato facendo sbattere velocemente le bacchette alla ceramica. Mi ha ricordato il tipico personaggio sbarazzino da cartone animato.

Monaci Buddisti *-*-* Simpatica ristoratrice

Con lui scopro l’essenza del buddismo, visitiamo templi bellissimi con statue dorate, profumo di incensi e per l’occasione salviamo anche una tartaruga, girata sul dorso, in un laghetto. Dopo tale eroico gesto, mi onora anche col riconoscimento “you are a Buddha”. Il giorno dopo ci rechiamo al Centro di Ricerca dei Panda, un’esperienza unica. Mai avrei pensato di vedere tanta umanità in questi “orsacchiottoni”. Anche Stefano si emoziona e li fotografa. Poi, verso la fine della nostra visita, ci meravigliamo assieme alla vista di un pavone intento nella sua ruota. Entrambi a bocca aperta lo guardiamo mentre piroetta lentamente su se stesso mostrando il piumaggio verde e blu.

I miei amatissimi Panda

E questa è la fine del tour; saluto i volti, umani, tradizionali e naturalistici, di questo affascinante paese. Torno con un bagaglio di ricordi in più, l’unico che non è mai troppo pesante.

Copertina:
“Artisti durante uno spettacolo a Xian”. Foto: Sara Mazzotti

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